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Oggi trovano posto nell'ex Ospedale Psichiatrico enti pubblici, Università, manifestazioni, festival, appuntamenti culturali e musicali; grazie agli interventi di recupero la comunità ha potuto riappropriarsi di questo importante edificio del passato

LA CERTOSA DI COLLEGNO: UN BUON ESEMPIO DI RECUPERO

L’Italia è uno dei paesi con il più alto numero di edifici abbandonati in tutto il mondo. Secondo una recente statistica sarebbero addirittura due milioni le strutture attualmente inutilizzate sul suolo nazionale. Per rimanere sempre all’interno dei confini della nostra provincia, abbiamo un esempio positivo di riutilizzo di un ex edificio dismesso: la Certosa di Collegno.

La Certosa di Collegno: le origini

Il caso è quello dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collegno. Lo spazio, chiamato comunemente “Certosa”, fu commissionato nel 1641 dalla Reggente di Savoia Cristina di Francia e fu costruito negli anni successivi. Inizialmente fu utilizzato come sede dei padri Certosini provenienti da Avigliana: da qui il nome “Certosa”. Solo nel 1852 venne riconvertito in ospedale psichiatrico. Nel frattempo la struttura venne ingrandita e migliorata, acquisendo anche un notevole valore artistico, tanto che il portale d’ingresso fu progettato da Filippo Juvarra in persona. Arrivò addirittura a ricoprire una superficie di circa 44mila metri quadrati e nel suo periodo di massimo utilizzo fu in grado di ospitare quattromila pazienti. Rimase in attività fino a quando, nel 1978, entrò in vigore la legge Basaglia, che impose la chiusura di tutti i manicomi presenti sul suolo italiano. Da quel momento iniziò il processo di smantellamento, che terminò con la dismissione definitiva del 1980. In quella data la struttura venne temporaneamente abbandonata. Pochi anni dopo, fortunatamente, cominciarono i procedimenti di recupero, per consentire di utilizzare gli enormi spazi dal grande valore storico per il bene comune della collettività.

Una struttura imponente

La struttura è talmente imponente e segmentata che i lavori di restauro sono ancora in corso, nonostante siano iniziati ormai svariati anni fa. La sezione dell’ex manicomio in cui erano presenti i laboratori, come per esempio quelli degli elettricisti e dei calzolai, dove i pazienti imparavano un mestiere è stata riprogettata ed oggi i lavori sono quasi giunti al termine. Lo spazio è stato scelto per ospitare il corso di studi in Scienze della Formazione dell’Università di Torino. Il recupero è stato affidato ad un team di diverse imprese tra cui lo studio torinese Violetto Ingegneria che si è occupato, nello specifico, del progetto strutturale. Pierluigi Violetto, ingegnere titolare dello studio, a proposito delle difficoltà incontrate e della soddisfazione derivante dai lavori ha dichiarato: «Spesso l’ingegneria delle strutture edilizie usa la stessa terminologia della clinica medica. Si parla così di diagnostica strutturale, patologie strutturali e terapie non invasive. Quando si interviene su un edificio storico di rilevante pregio architettonico e come tale tutelato dalle Leggi dello Stato, sono necessarie particolari cautele perché le vulnerabilità strutturali che sempre le analisi preliminari evidenziano in misura più o meno grave, devono essere eliminate o ridotte ma senza alterare sostanzialmente le peculiari caratteristiche originali della costruzione. Così come i medici fanno con le persone anziane, per gli ingegneri strutturisti è necessario essere particolarmente cauti ed evitare trattamenti invasivi ed irreversibili. Un vecchio edificio non deve essere trasformato in un nuovo edificio che perderà memoria di sé. Chi utilizzerà quell’edificio, per lavorare, per studiare, per ammirare delle opere d’arte o per fare sport, deve poter respirare la storia che esso porta con sé pur continuando a svolgere il ruolo per il quale è stato costruito: proteggere le persone e le cose. La sfida che anche gli Ex Laboratori della Certosa di Collegno, ora convertiti in Università, hanno posto ad architetti ed ingegneri, è una delle più belle del nostro lavoro: restituire alla collettività un edificio vecchio ma in salute, e magari anche bello. Chi non vorrebbe invecchiare così?».

La multifunzionalità della Certosa di Collegno

Buona parte degli edifici che un tempo ospitavano i reparti psichiatrici sono invece stati restaurati ed attualmente ospitano gli uffici dell’Asl TO3 di Torino. L’enorme giardino dell’ospedale, un’area di circa 400mila metri quadri un tempo racchiusi tra le mura che separavano la città dai pazienti del manicomio, è oggi utilizzato come parco pubblico, dotato di diverse attrezzature per il fitness e per il divertimento dei più piccoli. Durante la stagione estiva, addirittura, ospita numerosi eventi culturali come ad esempio spettacoli musicali e festival.

La scelta dell’Amministrazione

Matteo Cavallone, assessore con delega alla pianificazione territoriale e qualità della vita, ci ha raccontato il pensiero dell’Amministrazione di Collegno in merito ai lavori di recupero. «L’Ospedale Psichiatrico prima del 1978 era una città nella città avvolta da un alone di mistero, completamente inaccessibile ai cittadini che non erano degenti o operatori sanitari. Riuscire ad abbattere i muri che separavano Collegno dal Manicomio ha rappresentato una rivoluzione: per la prima volta i cittadini hanno avuto la possibilità di accedere a quello che è uno dei parchi più belli della provincia di Torino. Si è creata la principale centralità sociale ed aggregativa della città nel Parco Dalla Chiesa, si sono recuperati tantissimi padiglioni dell’ex Ospedale Psichiatrico trasformandoli in luoghi di cultura e sedi istituzionali. Il recupero di questi spazi ha rappresentato per Collegno la scoperta del proprio cuore pulsante a livello sociale e dell’anima culturale in uno dei luoghi più carichi di storia del territorio».

 Sicuramente gli edifici storici da sistemare e riutilizzare rimangono comunque numerosi, ma la strada tracciata per la Certosa di Collegno sembra essere quella giusta. Ci si augura che altre Amministrazioni comunali ed Enti possano prendere esempio e attivare analoghe pratiche di recupero.

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