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PIAN DEL NEL, SUSSURRI D’AUTUNNO

Su al Pian del Nel novembre è il mese in cui le Levanne abbassano la voce e ti sussurrano al cuore. Velano di bianco la schiena possente ed elegante, fanno perno sul gomito e ruotano appena il capo ad osservarti sornione di profilo, per capire chi sei. Poi ti riconoscono, tornano a seguire il giro del sole e così, di spalle, incominciano a parlarti. Piano, sincere, senza il clamore dell’estate quando, pavoni orgogliosi di essere ammirati, cedono alla tentazione di dare spettacolo mostrando colori possenti, alzando la voce nel fragore del ghiaccio che si scioglie in torrente e di quello che si spacca e precipita dai residui, minuscoli, seracchi.

Al Pian del Nel l’autunno non è una stagione ma un tempo sincero, unico, diverso. Non nasce dall’estate né volge mai in inverno. Riemerge e domina, semplicemente, sono le altre stagioni a ruotargli attorno. L’autunno su al Pian del Nel è una coperta eterea che si adagia molle sulla distesa perfettamente in bolla, capolavoro di perfezione creato milioni di anni fa da un ghiacciaio architetto, che prima di salire per sempre a intagliare il Col di Nel e a fare da gengiva alle Levanne ha lasciato un immenso tavolo da biliardo dove le stagioni potessero giocare e l’autunno, soprattutto, riposare. Tappeto intriso di umori sul quale disegnare infinite traiettorie di sogni, guidati da una colonna sonora algida, severa ma avvolgente e conciliante. Linee nette ed essenziali che incontrano altri sogni, lasciati lì chissà quando ad alimentarsi in uno spazio impossibile da saturare.

Abbassano la voce in autunno al Pian del Nel, le Levanne, e il fragore estivo del torrente si fa rassicurante ma inesorabile mormorio che dilava la mente e ne porta via le scorie purificando le emozioni e restituendole a un’età indefinita e forse mai vissuta. Solo così, quando la tua mente è sgombra, puoi sentire il sussurrio di quelle tre vette. È un sussurrio che racconta di te portandoti al centro del pianoro e inchiodandoti lì, sirena suadente e irresistibile laddove le traiettorie dei sogni si incontrano e, per un istante, sfiorano il tutto. Ti arriva attraverso la loro schiena, quel racconto, mentre le creste scorticano il sole che si abbassa. Parlano così, le Levanne al Pian del Nel, guardano il sole e ne assorbono i raggi ma si rivolgono a te che sei lì, in ombra, a succhiare il nettare torbido del ghiaccio che si scioglie e feconda la valle e la pianura.

Prima però quell’acqua spessa e meravigliosa serpeggia fra i resti di antichi alpeggi, che la voce al Pian del Nel l’hanno ascoltata per secoli, eleggendola a maestra. Possenti architravi intorno ai quali tutto è crollato, che tornano ogni estate a rivivere il calore di un tempo, accogliendo nuove mandrie. Finché torneranno a salire, finché ci sarà ghiaccio che si scioglie in acqua ad impregnare e a fecondare il piano perfetto e ad alimentare traiettorie infinite. E poi? Non esiste poi, il poi è già ora ed era già milioni di anni fa quando il primo architetto di passaggio livellò il pianoro.

Le Levanne stanno lì, si godono i raggi del sole che si scortica e indossano mollemente la sottile vestaglia autunnale, forse a coprire con pudore la schiena o più probabilmente per regalarti lo spettacolo di una quinta meravigliosa a far da sfondo al piano. Per loro il poi è semplicemente un tempo che è già stato e che ritornerà in altre forme forse uguali o forse diverse, con un nuovo architetto a progettare nuove meraviglie. E loro, le Levanne, saranno sempre lì, a raccontarlo sottovoce alle creature che saliranno al Pian del Nel.

© Promuovere Persone Culture Territori

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