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Intervista alla regista de "Il segno che lasciamo", il recital... astrologico messo in scena a Torino dalla Compagnia Il gioco delle parti

CHIARA GILARDO E IL LINGUAGGIO TEATRALE

Dialogando con Chiara Gilardo, direttrice artistica, attrice, regista e insegnante di recitazione

Chiara Gilardo, iniziamo introducendo Il segno che lasciamo, lo spettacolo andato in scena domenica 20 novembre al Teatro Giulia di Barolo e che sarà riproposto sabato 26 al Piccolo Teatro Comico di via Monbarcaro, sempre a Torino. L’opera teatrale parla di ironia e letteratura sulle caratteristiche dei segni zodiacali, come mai ha scelto di dedicarsi a questo testo e com’è nato questo spettacolo?

«Lo spettacolo nasce dalla constatazione che l’astrologia, in qualche modo, affascina chiunque. Gli scettici criticano gli oroscopi perché sostengono che non “ci azzecchino” mai (quindi li hanno letti…), i curiosi li leggono distrattamente sulle riviste e gli appassionati li analizzano con cura. In questo spettacolo, però, non si dà particolare spazio all’astrologia previsionale, bensì all’influenza che i pianeti hanno sul nostro carattere e su quello di donne e uomini che si sono distinti in vari campi della cultura, della politica e dello spettacolo. Le stelle sono dunque un pretesto per parlare di poesia e non solo, muovendoci fra il lirico e l’umoristico».

Quali criteri utilizza generalmente Chiara Gilardo per scegliere gli interpreti delle sue opere?

«Nella nostra compagnia (Il gioco delle parti ndr) trovano spazio “caratteri” di vario genere, ciascuno con le proprie caratteristiche vocali, recitative e fisiche. Trovo anche interessante che i diversi interpreti si affranchino dall’interpretare sempre il medesimo tipo di personaggio, mettendosi alla prova con ruoli diversi che possono rappresentare una sfida stimolante e un valido strumento di crescita artistica».

Viste anche le tematiche di questo spettacolo, può secondo lei il teatro essere uno strumento di educazione sociale?

«Assolutamente sì. Ce lo insegnavano i greci e il principio vale ancora oggi: il teatro può essere un importante veicolo di spunti di riflessione personale e comunitaria. Se poi il messaggio è trasmesso mediante il sorriso, meglio ancora: l’efficacia sarà probabilmente più forte».

Chiara Gilardo, prima di dedicarsi esclusivamente alla regia, immaginiamo abbia avuto un’importante formazione ed esperienza come attrice: quanto influisce questo nel suo modo di fare regia?

«La regia nasce dal costante intreccio fra l’esperienza maturata negli anni e una formazione continua, data dall’andare a teatro il più spesso possibile per imparare, dalla lettura e dal rapporto umano con gli altri attori – ciascuno dei quali, con le proprie soluzioni artistiche, è fonte di creazione artistica – e con la realtà intorno a noi quotidianamente. Aggiungo che nel mio caso il modello imprescindibile è stata mia madre (Chiara Gilardo è la figlia di Stefania Gilardo, apprezzata attrice e regista scomparsa sette anni fa ndr), direttrice artistica della Compagnia fino al 2015, anno in cui ci ha lasciati, consegnandomi un prezioso bagaglio di esperienza attoriale e registica».

La pandemia è stata un duro colpo per il teatro, ma dal momento in cui sono state riaperte le porte il pubblico è tornato e questo dà speranza a chi di teatro vive. Come vede Chiara Gilardo il futuro del teatro?

«Penso che il momento sia ancora difficile, ma non bisogna appiattire le proposte al ragionamento “tanto la gente ormai vuole solo guardare serie TV in streaming e reality”. Se non si propone nulla di interessante, non ci si può lamentare che non ci siano alternative valide per il pubblico. Le idee ci sono e sono anche numerose e interessanti: negli ultimi mesi, a teatro, ho visto spettacoli di grande valore artistico».

In questo momento Chiara Gilardo ha dei progetti in corso che dovrebbero debuttare a breve, può dirci qualcosa a riguardo?

«Oltre al debutto di questo recital, mi sto occupando della Scuola di Recitazione a cura della Compagnia Il gioco delle parti, che sta crescendo molto e sulla quale sto investendo parecchie energie; lo sforzo mio e dei miei colleghi è pienamente ricompensato, dal momento che stanno prendendo forma un bel saggio di fine anno sul teatro di Goldoni e un focus tecnico sul “metodo Stanislavskij”».

Chiara Gilardo Compagnia Il gioco delle parti

© Promuovere Persone Culture Territori

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