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Le nostre montagne hanno mille storie da raccontare: basta osservare, ascoltare e lasciarsi guidare dalla “voce” delle pietre. Come ci insegnano gli esperti della “Savant” di Chiaves

TESORI DELLE VALLI – I MISTERI ARCHEOLOGICI DI ALA DI STURA 1/2

Il territorio del Comune di Ala di Stura si è sempre rivelato molto interessante dal punto di vista archeologico e l’Associazione Storico-Archeologica “P. Savant” di Chiaves ha recentemente aggiunto a quanto già si conosceva alcuni importanti ritrovamenti. Vediamone una prima parte, concentrandoci su Ala di Stura.

Il complesso sacro di Martassina, Tomà e Mondrone

Il Megalitismo è una Cultura molto antica, antecedente di alcuni millenni a quella Celtico-Ligure delle Nostre Valli.

I suoi monumenti comuni in tutta Europa, e non solo, sono qui rappresentati da un cerchio in pietra che si trova nella parte destra della Stura nella Frazione Tomà; risalendo il sentiero con una vecchia mulattiera che lo fiancheggia, si arriva sotto al Santuario di Martassina dove alcune pietre “ritte” si stagliano nettamente verso il cielo componendo un semicerchio di megaliti poco lontano da alcuni probabili menhir, la cui sommità risulta usurata dalle intemperie.
Menhir - Ala di Stura, Valli di Lanzo - Rivista Promuovere

Poco più in basso si trova una pietra meridiana, ovvero una pietra squadrata i cui angoli rappresentano i quattro punti cardinali; nelle vicinanze invece, seguendo il sentiero che conduce alla cascata della Gorgia di Mondrone, si incontra una struttura dolmenica che, in quanto tale, potrebbe essere una tomba megalitica.

L’insieme fa pensare ad un antico complesso sacro dove le pietre ritte rappresentano lo scambio tra Cielo e Terra: il menhir, quale simbolo maschile, feconda il Cielo, quale simbolo femminile che, lasciando cadere l’Acqua, feconda la Terra e porta nuova Vita. Un pensiero molto semplice, in cui il cerchio di pietre ritte rappresenta il recinto sacro, il Dolmen invece l’area sacra del defunto.

Ritrovamenti lungo la pista di sci Down Hill

Partendo dalle sciovie che portano a Pian Belfè, una segnalazione ci ha condotti quasi alla fine della pista del Down Hill, dove la pulizia di un particolare masso ha rivelato delle croci e le iniziali del probabile proprietario del terreno; la pietra potrebbe essere la base di un pilonet (pilone votivo) poiché reca una serie di croci molto ben incise e con esse rappresenta l’antica tradizione dei montanari di mostrare la loro religiosità.
Croci - Ala di Stura, Valli di Lanzo - Rivista Promuovere

Le croci venivano incise sulla pietra quali testimoni e “veicolo” verso l’Alto.

In frazione Thea il masso della polenta

Verso la frazione La Thea si trova invece il masso conosciuto come “il masso della polenta”; questo nome si deve al fatto che, secondo la tradizione del luogo, nei canaletti di pietra veniva fatta scolare la polenta.

Sicuramente in questa memoria vi sono dei rimandi all’effettivo scopo rituale dei canaletti presenti, in cui probabilmente venivano fatti scorrere dei liquidi ritenuti sacri.

Masso - Ala di Stura, Valli di Lanzo - Rivista Promuovere

Frazione Laietto

Lasciata l’auto vicino al santuario di Martassina, dopo un centinaio di metri, a destra, si trova la strada che porta alla frazione Laietto.

Al termine del percorso, si sale verso un alpeggio; poco più in alto si trova, ancora sulla destra, un bellissimo masso di grandi dimensioni, completamente inciso con coppelle, canaletti, croci, ruote solari e pediformi.

In ogni caso le incisioni più importanti sono una scala e delle figure antropomorfe; alcune si presentano intere, altre incomplete. Come sappiamo, la scala rappresenta il cammino che avvicina l’uomo all’Alto, al sapere interiore, che a sua volta avvicina l’uomo al cielo; gli antropomorfi completi rappresentano coloro che hanno portato a termine questo percorso di crescita, mentre quelli ancora incompleti hanno appena iniziato il loro “viaggio”.

Le coppelle di Ala: geometria dell’Età del Ferro

Le coppelle sono delle incisioni rupestri concave generalmente di forma circolare o ellittica, eseguite con pietre dure o strumenti metallici a seconda del periodo a cui appartengono.

Queste rappresentazioni sono tra le più comuni in tutto l’arco alpino e possono trovarsi isolate, in gruppi, collegate fra loro da canaletti e così via; la loro funzione rituale poteva essere quella di ospitare liquidi sacri.

In particolar modo, le coppelle ritratte in questa foto sono coppelle a schema geometrico (ovvero sono distribuite in modo da formare una figura geometrica; in questo caso, sembrano disegnare un quadrato) e risalgono all’Età del Ferro.

Coppelle - Ala di Stura, Valli di Lanzo - Rivista Promuovere
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4 Commenti

  1. silvio

    Buongiorno,
    articolo molto interessante. Non sarebbe possibile realizzare un percorso escursionistico che colleghi le località – ed eventualmente altre – evidenziate magari allestendo, per il caso, anche una adeguata cartellonistica? esiste anche un sentiero Sindonico (così dicono) ma privo di indicazioni , segnalazioni e cartelli si perde nel nulla. Comunque sia complimenti per il lavoro svolto.

    Rispondi
    • Promuovere

      Grazie per i commenti che ci avete inviato, siamo contenti che la nuova sezione sulle Valli di Lanzo stia riscuotendo apprezzamento. Per rispondere alle vostre curiosità abbiamo girato le richieste direttamente all’associazione di Ricerca Storico-Archeologica “P. Savant” che ci ha prontamente inoltrato la risposta.
      Eccola, ve la copiamo direttamente qui:

      “Buongiorno a tutti, grazie per l’apprezzamento dimostrato verso i nostri testi. Per quanto riguarda la possibilità di avere più informazioni, vi suggeriamo di visitare la nostra sede in Frazione Chiaves (Monastero di Lanzo), che aprirà durante la stagione estiva e prevalentemente la domenica, o di visitare la pagina Facebook dell’Associazione di Ricerca Storico-Archeologica “P. Savant” (o anche inviare una mail a ilmen.07gavassa@gmail.com); sempre durante la stagione estiva, emergenza Covid permettendo, vengono organizzate delle gite ed escursioni a cui ci si potrà prenotare e che tenderanno a valorizzare tutto l’insieme storico, archeologico e antropologico presente in base ai percorsi. Il percorso sindonico, è vero, esiste; la segnaletica purtroppo non dipende da noi ma speriamo di smuovere le acque con le nostre iniziative. Per maggiori informazioni sulla Sindone rimandiamo alla Società Storica delle Valli di Lanzo, che ha pubblicato alcuni libri a riguardo come ad esempio “Gli affreschi di Voragno ed il passaggio della Sindone in Val di Lanzo” di Giovanni Donna d’Oldenico; lo si può trovare in alcune librerie delle Valli oppure nella Biblioteca Civica di Lanzo T.se.”

      Rispondi
  2. Grazia Isoardi

    Molto interessante, vorrei sapere di più.

    Rispondi
  3. Daniela

    Buonasera, grazie per queste preziose informazioni. Sono una neofita e mi sto appassionando molto nella ricerca di incisioni rupestri, coppelle, ecc.
    Segnalate anche il Dolmen di Rio Combin, il Menhir di Airetta e i massi erratici di Cantoira.
    L’unico problema è proprio trovarli, perché purtroppo le indicazioni sono a volte aimè vage. Sarebbe bello usare magari delle coordinate GPS per individuarli meglio.

    Rispondi

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