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Dare voce alla versione italiana di film, serie tv, documentari e cartoni animati

TRADUZIONE E ADATTAMENTO DEI TESTI AUDIOVISIVI

L’adattamento consiste nel tradurre e adattare, appunto, un prodotto audiovisivo concepito in una lingua diversa da quella di destinazione. Per farci svelare che cosa si nasconde dietro a questo affascinante mestiere abbiamo intervistato Bruno Gazzetta, Cristina Rizzo e Silvia Giustiniani che dal 2012 hanno fondato Words in Progress, una realtà polivalente in grado di spaziare con uguale efficacia dall’adattamento di opere audiovisive alla traduzione tecnica, avvalendosi di una fitta rete di professionisti esperti. L’ultimo tassello di una grande passione per le lingue e la mediazione culturale, come dimostrano i loro curricula.

Dopo aver conseguito la laurea in Lingue e letterature moderne all’Università di Torino, Bruno segue diversi corsi di formazione professionali che gli permettono di intraprendere l’attività di traduttore tecnico e allacciare proficui rapporti di collaborazione con numerosi colleghi italiani e stranieri. Frequentando un corso per dialoghisti presso una prestigiosa casa di doppiaggio torinese, scopre poi una vera passione nella passione e inizia a esplorare il campo dell’adattamento che gli regala tutt’ora grandi soddisfazioni.

Conseguito il diploma di Laurea in Mediazione Linguistica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Vittoria di Torino, Cristina frequenta il Corso di Laurea Specialistica in Traduzione Settoriale e per l’Editoria presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Forlì (SSLMIT), dove si laurea nel 2008. Nel frattempo, nel settembre del 2007, inizia a collaborare assiduamente con Bruno e Silvia, formandosi come adattatrice e gettando le basi per quella che nel giro di qualche anno sarebbe diventata l’attuale Words in Progress.

Dopo aver frequentato il liceo linguistico a Siena, Silvia si trasferisce a Trieste, dove si laurea presso la SSLMIT nel 2004. L’Erasmus la porta per nove mesi a Vienna, e in seguito a varie esperienze come speaker e traduttrice, tra il 2004 e il 2005 frequenta un Master in Traduzione editoriale e tecnica presso l’Agenzia Formativa Tuttoeuropa a Torino, e a seguire svolge uno stage all’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Qui si avvicina alla traduzione di audiovisivi e ai sottotitoli, che le permettono di collaborare con il “Sottodiciotto Filmfestival” di Torino e successivamente con Bruno e Cristina come adattatrice di serie televisive, cartoni animati e film per il piccolo schermo.

Quante e quali tipologie di adattamento esistono?
Esistono diverse modalità di adattamento, tutte finalizzate alla successiva fase del doppiaggio, che a seconda del prodotto audiovisivo in questione implica tecniche diverse: sincronismo ritmico labiale o lip-sync, oversound o voice over, e infine sincronismo ritmico non labiale o simil-sync.

Nel lip-sync, ovvero la tecnica usata per film, telefilm, serie TV e cartoni animati, il dialoghista adatta il copione rispettando fedelmente il labiale e la lunghezza dei dialoghi originali.

L’oversound, meglio conosciuto come voice over, è la tecnica usata ad esempio nei documentari, che presentano la classica voce fuori campo. In questo caso, all’inizio e alla fine delle battute si sente la lingua originale, che non viene “coperta” interamente dall’adattamento.

Il simil-sync, una tecnica relativamente recente che rappresenta una via di mezzo tra le prime due, viene utilizzata soprattutto per i reality, ad esempio, in cui i dialoghi sono molto serrati e l’interazione dei personaggi prevale nettamente sulla narrazione della voce fuori campo. Nel simil-sync vengono rispettate le lunghezze delle battute originali, così come le pause, i versi e le esitazioni all’interno di ogni enunciato.

A prescindere dalla tecnica adottata, che si acquisisce grazie a un buon connubio di teoria e pratica, l’adattamento presuppone un bagaglio professionale specifico e competenze che vanno al di là della semplice traduzione, perché occorre saper rendere con la massima efficacia e spontaneità i dialoghi e conoscere in maniera approfondita sia la cultura di origine sia quella di destinazione del prodotto audiovisivo, in modo da renderlo fruibile al pubblico per il quale è concepito.

Come si impara questo mestiere e quanto è importante la pratica?
Innanzitutto bisogna precisare che, in questo settore più che mai, la conoscenza delle lingue non è sufficiente. Per lavorare come dialoghisti, occorrono competenze extralinguistiche particolari che si acquisiscono tramite una formazione mirata, offerta da corsi specifici, sia privati sia universitari.

Bisogna, inoltre, ribadire che non si tratta solo di una traduzione. L’adattamento implica tutta una serie di nozioni e strumenti che esulano dalla formazione canonica del traduttore.

Al di là degli insegnamenti teorici, un punto cardine restano, comunque, la pratica e l’insegnamento dei fondamenti ad opera di professionisti che militano attivamente nel settore.
Anche assistere ai turni di doppiaggio può essere molto utile, sebbene purtroppo non sia sempre possibile.

A partire da quale lingua adattate principalmente i testi?
Perlopiù dall’inglese, dato che la maggior parte dei format e dei prodotti audiovisivi acquistati dalle emittenti italiane viene realizzata negli USA e nel Regno Unito. A volte, però, capita anche di tradurre e adattare dal tedesco e dal francese. Più raramente dallo spagnolo. Per quanto riguarda i cartoni animati, adattiamo anche anime e quindi lavoriamo spesso con il giapponese. In questo caso affidiamo la traduzione a chi conosce perfettamente la lingua e noi ci occupiamo del solo adattamento.

Che tipo di prodotti traducete: film, serie tv, cartoni animati?
Negli oltre 15 anni di attività abbiamo affrontato svariate tipologie di prodotti audiovisivi, spaziando dai film per il grande e piccolo schermo (es. “Barça Dreams” e “L’amore andata e ritorno”), ai telefilm (es. “Quattro donne e un funerale”), ai cartoni animati (come gli anime “Aggretsuko e Rilakkuma”), fino ai documentari naturalistici (le varie serie “Wild”, i “Savage Kingdom” di National Geographic o vari altri prodotti della BBC), documentari di stampo storico (“Hitler’s Circle of Evil” e “Doomsday”, per citarne due), passando per i reality e i factual più disparati (come “X Factor UK” e “America’s Got Talent”). Ci occupiamo,inoltre, anche di sottotitoli di film, documentari, materiale didattico e di adattamento per piattaforme di e-learning.

Ci sono dei programmi a cui siete particolarmente affezionati?
Uno su tutti, “Hell’s Kitchen USA”, di cui abbiamo curato l’adattamento a partire dalla nona stagione. Altri prodotti a cui siamo molto affezionati sono i documentari naturalistici, come ad esempio quelli delle serie “Wild” di National Geographic, che ci permettono di viaggiare e sognare stando seduti davanti al computer. Poi ci sono “Masterchef USA”, “Bizarre Foods America”, “America’s Got Talent”, “America’s Next Top Model”, “X-Factor UK”, “Matilda and the Ramsay Bunch”, “Fast N’ Loud”, “Face Off”, “Got to Dance”, “Giada at home”, e tanti, tanti altri.

Come avviene, nella pratica, l’adattamento, quali operazione svolgete e in che ordine?
Una volta ricevuto il materiale, vale a dire un video timecodato e un copione in lingua originale, il dialoghista deve preparare il copione, formattandolo secondo determinate specifiche fornite dal cliente.
Dopodiché visiona il prodotto audiovisivo scorrendo il video e integrando eventuali lacune del copione. Occorre, inoltre, dividere battute e interventi in funzione delle pause del parlato, inserendo le indicazioni di campo e le indicazioni tecniche in base alle consuetudini dei dialoghisti o a eventuali accordi specifici presi con il cliente.

A quel punto si procede traducendo e adattando il copione originale, per poi provare le battute ad alta voce, in modo che gli interventi dei vari personaggi abbiano la giusta lunghezza e non costringano a rimaneggiamenti in sala di doppiaggio.

In questo senso noi dialoghisti vestiamo i panni dei doppiatori, anche se con la consapevolezza che non saremo mai al loro livello, quanto a capacità recitative. Se, però, non recitassimo le battute ad alta voce mentre adattiamo, il lavoro degli attori sarebbe molto più complicato e i turni in sala di doppiaggio si allungherebbero notevolmente.

Riguardo ai software, naturalmente non usiamo CAT tools, perché si tratta di un tipo di traduzione estremamente creativa e lontana anni luce da quella tecnica. Gli unici strumenti di cui ci avvaliamo sono l’editor di testo, Word, e lettori multimediali come VLC o Media Player Classic Home Cinema, che permettono di scorrere con facilità il video muovendosi avanti o indietro grazie alle frecce direzionali della tastiera del computer.

Chi sono i vostri committenti?
I nostri committenti sono, spesso e volentieri, gli studi di doppiaggio, che su commissione delle emittenti televisive curano il doppiaggio e la post-produzione di prodotti audiovisivi stranieri e affidano l’adattamento dei dialoghi ai dialoghisti, dai quali ricevono, poi, i copioni adattati e pronti per entrare in sala.

Esistono dei percorsi di studio e formazione specifici per chi fosse interessato a lavorare in questo settore?
Certo, oggi il panorama è molto diverso rispetto agli inizi, quando si imparava perlopiù sul campo.
Attualmente esiste una discreta scelta di percorsi formativi, che vanno dai Master universitari ai corsi di formazione tenuti da società che si occupano di traduzione e adattamento.

Nell’arco degli anni, noi stessi abbiamo formato in prima persona molte delle risorse con le quali collaboriamo tutt’ora e a un certo punto della nostra storia abbiamo deciso di proporre corsi di traduzione e adattamento nei nostri ambiti di specializzazione, ovvero lip-sync, simil-sync e sottotitolazione, per cercare di trasmettere la passione per questo mestiere a chi desidera impararlo.

A settembre di quest’anno, dopo mesi di prove e sperimentazioni su varie piattaforme, abbiamo lanciato anche la versione online dei corsi, e lo diciamo con non poca emozione e un pizzico abbondante di orgoglio.

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