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La storia di una donna che ha scelto di intrecciare la sua vita alla montagna, inseguendo una passione. E che ora è felice, sulle pendici del Monte Soglio, tra le Valli di Lanzo e l'Alto Canavese

È L’ALPE SOGLIA, IL SOGNO DI RAFFAELLA

Ricuce il tempo, fra tradizione e modernità, Raffaella Panetta, che dall’Alpe Soglia ricalca le antiche orme del cammino celtico. Quel cammino immerso nel mistero del duplice volto scolpito nella pietra, a protezione dei viandanti. La divinità forse celtica, venerata in quella statua bifronte, che ben conosce chi vive tra Piano Audi e Corio, con un volto antico sporto sul passato e un volto giovane proteso verso il futuro, rivive oggi nel logo del rifugio gestito da Raffaella, l’Alpe Soglia. Perché un rifugio vigila, protegge, accoglie, scalda chi tra i sentieri scavati dai passi, ripercorrere le stesse strade di un tempo. È questa la sfida all’oblio del tempo di Raffaella, che con il coraggio fiero di un mondo antico, fa rivivere nel presente le pendici del Monte Soglio.

Il rifugio Alpe Soglia, a due passi dalla vetta del Monte Soglio

«Ho avuto la fortuna – dice Raffaella – di subentrare nella gestione del rifugio, tre anni fa». Il “suo” rifugio, l’Alpe Soglia si trova a circa 1.700 metri di altitudine. Non è così distante dalla pianura e dalla città. Si raggiunge facilmente d’estate, in auto. Pochi metri di dislivello, circa 200, lo separano dalla cresta del Monte Soglio, che con i suoi 1971 metri separa le Valli di Lanzo e l’Alto Canavese, carico di ricordi che hanno fatto la storia.

Non ha resistito, Raffaella, al richiamo del Soglio. Con tenacia e passione, all’età di 47 anni di età (è vero, non bisognerebbe dire l’età di una signora, ma in questo caso è motivo di vanto), dirigendosi verso una meta per la quale qualcuno la definiva visionaria, ha scelto di gestire, da sola, il rifugio Alpe Soglia, costruito una ventina di anni fa lungo la strada che da Piano Audi sale sulle pendici del monte. Si è lasciata alle spalle, senza alcun rimpianto, anni di lavoro come venditrice immobiliare. «Il mio lavoro mi era diventato stretto, troppo stretto – afferma Raffaella – Non mi permetteva di vivere la montagna come volevo. Ero costretta a percorrere i sentieri solo durante i week end. Non mi bastava più. Sono cresciuta tra i sentieri di montagna. Amo il trekking e non riuscivo più a relegare questa passione ai pochi momenti liberi che il lavoro mi lasciava».

Così Raffaella ha scelto l’Alpe Soglia

Oggi, intreccia, soddisfatta, la passione con il lavoro. «Sono originaria della Valle di Susa – racconta – Non conoscevo queste zone, ma quando mi sono trasferita a Corio ho saputo del rifugio e ho iniziato a fantasticare. Era un rifugio che restava chiuso per gran parte dell’anno. Volevo che invece fosse aperto sempre, che diventasse un punto di riferimento, sia d’estate sia in inverno per gli escursionisti e i turisti della montagna». E così è, da e anni a questa parte. L’Alpe Soglia è aperto tutti i giorni da aprile a ottobre. Resta aperto nei fine settimana invernali e apre per le festività anche nei periodi più freddi.

«Nel mio progetto ho avuto il sostegno dell’Associazione Sentieri Alta Val Malone di Corio – spiega – Hanno creduto in me e mi hanno aiutata a rilevare la gestione. Ora il rifugio è anche a disposizione dell’associazione come punto di appoggio per le attività di manutenzione dei sentieri, come la marcatura e la pulizia». Raffaella ha vinto la scommessa. È testarda, Raffaella, e coraggiosa e decisa nelle proprie scelte. All’Alpe Soglia porta con sé l’esperienza maturata in anni di lavoro nei rifugi alpini. Come volontaria ha gestito per 13 anni il rifugio Cibrario, in Val di Viù. È stata lavorante, nel periodo estivo, dello Scarfiotti a Bardonecchia. Sapeva e sa che si tratta di un lavoro duro, a volte molto faticoso, quello che ha scelto, ma non si ferma davanti a nulla. Quando la stradina che sale all’Alpe Soglia non è praticabile con il fuoristrada, cioè per gran parte dell’anno, Raffaella prende il suo zaino, lo riempie di provviste e, a spalla passo dopo passo porta quanto serve al rifugio. «Da ottobre in poi – dice come fosse la cosa più semplice del mondo, quasi meravigliata che qualcuno le chieda queste informazioni – due o tre volte a settimana vado su a piedi perché occorre portare provviste, soprattutto alimentari. Da Piano Audi il dislivello fino al rifugio è di circa 900 metri. Sono 2 ore e mezza di cammino. D’estate porto le risorse più pesanti e più voluminose, come il pellet e le bombole di gas, con il fuoristrada».

Respira e vive dell’aria di montagna, Raffaella. È naturale per lei, andare, zaino in spalla, a preparare per gli escursionisti. «La strada bianca che porta al rifugio – spiega – è dei proprietari degli alpeggi adagiati sulle pendici del monte. Non è consueto, quindi, che vengano effettuate tante manutenzioni. In inverno la strada non è praticabile in auto per la neve e il gelo. Quest’anno poi, dopo la pioggia intensa dei primi giorni di ottobre, una frana l’ha sgretolata fino a valle. Non c’è altro modo per raggiungere il rifugio se non a piedi».

L’inverno è magico all’Alpe Soglia

E mentre racconta, sembra quasi contenta, che la montagna non venga violata dalle auto. «Mi piace tutto del mio lavoro – asserisce – ma l’inverno è il periodo che preferisco, per la tipologia di turisti che arriva. In inverno vengono le persone che più hanno il senso della montagna, si vede nello sforzo fisico che fanno per arrivare su, fino a raggiungere la vetta del Soglio. Arrivano al rifugio con i loro zaini carichi di serenità e cordialità. Ritroviamo insieme un senso di pace e di complicità che è spesso diverso da chi ci raggiunge in auto, d’estate». Dalle parole di Raffaella si intuisce l’amore che accoglie in un unico abbraccio l’uomo e la natura. «Tanti sono i turisti che si fermano all’Alpe Soglia – sottolinea – Molti sono turisti stranieri, sono attirati dalla posizione favorevole del Monte Soglio che offre una vista panoramica sui due versanti: da una parte il Monviso, il Rocciamelone, dall’altra il Gran Paradiso e poi giù nelle vallate, fino in pianura. A pochi passi dalla città ci si inoltra in un’oasi di pace, di tranquillità, di silenzio. La flora e la fauna sono spettacolari lungo le pendici del monte. Proprio per la particolare esposizione a Sud del nostro versante si può vedere una vegetazione particolare. Non fusti alti ma erbe aromatiche, narcisi bianchi nel periodo primaverile, genzianelle, eriche, rododendri. In questo periodo poi cominciano a scendere più in basso lupi, cervi e altri animali selvatici. È bellissimo».

È un mondo incontaminato quello di Raffaella e lei ha voluto che anche altri potessero imparare a conoscerlo. «La pendenza del versante del monte è di circa il 30% – spiega – e questo lo rende un luogo ideale per fare scialpinismo in sicurezza. Avere un posto vicino per fare tappa e, volendo, anche pernottare, rende sicuramente più invitante l’ascesa». E il rifugio Alpe Soglia è diventato anche punto tappa-ristoro dei concorrenti della gara internazionale TMS, Trial del Monte Soglio, che si svolge, ogni anno, nell’ultimo sabato di maggio.

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