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Sabato 18 marzo alle 17 alla Società Operaia di Ciriè appuntamento per approfondire l'argomento con Valentina Genovese e Ilmen Gavassa dell'associazione storico-archeologica P. Savant

SCOPRIRE L’ARTE RUPESTRE NELLE VALLI DI LANZO

Torniamo a parlare di arte rupestre nelle Valli di Lanzo attraverso due dei suoi maggiori conoscitori: Ilmen Gavassa, presidente dell’associazione di ricerca storico-archeologica “P. Savant” di Chiaves e Valentina Genovese, dottoressa in Beni Culturali con una grande passione per l’archeologia, protagonisti di una conferenza che si terrà sabato 18 marzo alle 17 alla Società Operaia di Ciriè, via Matteotti 16.

I due non sono nuovi nella promozione di appuntamenti divulgativi incentrati su queste tematiche. Questa volta, il punto di vista di presentazione dell’argomento sarà di duplice natura: archeologica e antropologica. In primo luogo si partirà da alcuni siti di arte rupestre situati nelle Valli di Lanzo e dintorni: dapprima si vedranno alcuni siti archeologici per poi passare a siti ancora in attesa di verifica o più recenti, di cui si studierà l’aspetto archeologico più legato alle incisioni in sé. Valentina Genovese, di Voragno (Ceres), ha conseguito una laurea in Beni culturali con una tesi sull’arte rupestre preistorica e protostorica in Piemonte: per realizzarla è stato fondamentale il supporto dell’associazione P. Savant e poiché molti dei siti studiati sono stati segnalati dal sodalizio.

Un duplice approccio per l’arte rupestre: archeologico e antropologico

È la stessa Genovese a illustrare come si evolverà la serata: «Cercheremo di spiegare come sono state fatte le incisioni, come avviene il processo di datazione delle opere d’arte rupestre, un loro probabile significato e così via. Dopodiché, a questi stessi siti dedicheremo una lettura più antropologica: abbiamo scoperto, infatti, che alcuni di questi sono anche protagonisti di leggende mentre ad altri la tradizione locale ha voluto affidare un particolare scopo o utilizzo. La domanda che ci siamo posti è questa: in che modo l’arte rupestre è stata interpretata dalla popolazione locale? Gli utilizzi che sono stati concepiti per queste incisioni hanno qualche legame con il probabile effettivo uso di quelle stesse incisioni in epoca protostorica? In che modo l’immaginario dei vallanzesi è stato colpito da queste testimonianze così antiche e misteriose?». Una serie di domande su cui i partecipanti della serata di sabato 18 sono invitati a riflettere.

La dottoressa Genovese prosegue: «Per affrontare tale studio ci siamo basati, innanzitutto, sui testi che ho utilizzato per la mia tesi di Laurea, per la parte archeologica, mentre per la parte antropologica sui racconti dei locali e su lavori di antropologi autorevoli come Massimo Centini, che ha studiato il pensiero degli abitanti di queste valli e del Piemonte. Ci soffermeremo anche sui protagonisti delle leggende, come ad esempio le Masche del Colle di Perascritta o il Basilisco del Roc del Gal, entrambi in Valle Tesso; ci siamo anche divertiti a vedere come queste figure, soprattutto le così dette “creature mostruose”, sono in realtà studiate da secoli e sbirceremo insieme tra le collezioni di Ulisse Aldrovandi, celebre naturalista rinascimentale che nutriva un vivo interesse per questo argomento.

Senza rivelare troppo, sicuramente dedicheremo parte della serata a raccontare la storia di un masso  vicino all’alpeggio in località La Tea, presso Ala di Stura, comunemente conosciuto come “Roc d’la Pulenta”. Questo masso presenta alcune incisioni che possono ricordare delle coppelle e canaletti dell’Età del Ferro, comunemente usate per far scorrere dei liquidi. Secondo alcune voci di zona quel masso, con quella particolare struttura, veniva utilizzato nei secoli successivi per cuocere la polenta (da cui deriverebbe il nome). Naturalmente, si tratta di una testimonianza ancora da verificare, ma è curioso capire come un pensiero simile sia entrato a far parte della tradizione locale».

Valli di Lanzo ma non solo: l’arte rupestre in Val Susa

Poiché è ovviamente molto importante guardarsi intorno, durante l’appuntamento del 18 marzo verranno proposti anche dei confronti con  territori limitrofi come la Val di Susa, dove le incisioni rupestri sono diventate protagoniste di leggende o rispecchiano usi e costumi giunti fino ai giorni nostri. Anche in questo caso, le spiegazione saranno dovutamente arricchite da immagini e proiezioni che faciliteranno l’immersione dei partecipanti nei temi della serata.

Infine l’occasione sarà utile per sfatare anche qualche mito sull’arte rupestre: «Come quelle incisioni che erroneamente sono state considerate archeologiche ma in realtà sono di natura recentissima, oppure altre incisioni realmente antiche ma sulle quali sono state divulgate interpretazioni dimostrate in seguito scientificamente errate» spiega Genovese.

Altri articoli su Promuovere che trattano dell’arte rupestre in Valle: Il solstizio d’estate al Lago di MonasteroI misteri archeologici di Ala di Stura

e un’intervista a Valentina Genovese: «Le pietre raccontano e io traduco loro messaggi»

Per rimanere aggiornati sulle attività dell’associazione “P. Savant” è possibile visitare la pagina facebook dedicata: Associazione di ricerca storico-archeologica P. Savant

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